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6/5/2006 Catania in festAAAA
Domani alle ore 17.00 alla sede del Calcio Catania si terrà la conferenza stampa di presentazione dell'attesa serata "CATANIA IN FESTA" che si svolgerà sabato 10 giugno alle ore 21 allo Stadio A.Massimino. Saranno presenti il Presidente Nino Pulvirenti, l’A.D. Pietro Lo Monaco, Pippo Baudo e Salvo La Rosa. Già noti i prezzi dei biglietti per assistere all'evento. Prevendita: Biglietto Prato: € 8,50 (compreso diritti di prevendita) Biglietto Tribune: € 5,50 (compreso diritti di prevendita) L’incasso della serata sarà devoluto in beneficenza.
Punti vendita: Ticket's-BoxOffice (Catania) Catania Point Via Umberto 145 – Catania »Orario apertura:dalle 09.00 alle 13.00 – 16.00 alle 20.00 Botteghino Piazza Spedini Stadio A. Massimino da mercoledì Orario apertura:dalle 10.00 alle 13.00- 16.00 alle 19.00 Le Pagelle dei nostri Campioni
LE PAGELLE DI TUTTI I NOSTRI MITICI CAMPIONI ROSSAZZURRI Pantanelli: 8.5. Come 23 anni addietro, il Catania approda nella massima serie capitanato da un estremo difensore. Allora, tra i pali c’era Sorrentino, rimasto per sempre nel cuore dei tifosi rossazzurri; oggi figura Armando Pantanelli. Ed all’estremo difensore nativo di Torino, il paragone con un personaggio storico come Sorrentino, non potrà che inorgoglirlo. Come nell’anno precedente, le sue manone si sono fatte valere in modo significativo, fermando con forza le occasioni offensive dei pericolosi avversari. Ma l’importanza di Armandone si percepisce anche fuori dai novanta minuti regolari: è l’anima di uno spogliatoio che nel corso del tempo si solidifica sempre più, fino a raggiungere quel risultato che oggi tutti conosciamo. Polito: 7. Gioca un solo match nel corso di tutto il campionato (la vittoria corsara a Pescara per 1 a 0), facendosi trovare pronto, nonostante sia consapevole che rubare la maglia da titolare a Panta è un compito più che arduo. Ma, anche in questo caso, i meriti del giocatore vanno oltre. Gli abbracci a fine gara tra l’ex acese e Pantanelli sono il miglior segnale da recepire: lo spirito di squadra è più forte dell’acerrima competizione individuale.
Bianco: 8,5. Bianco va, Bianco rimane. Per un’estate intera, il refrain è stato martellante. Giampaolo lo chiama ad Ascoli ed il centrale, dopo una stagione, quella precedente, di alti e bassi, tentenna. Poi, sceglie. Sceglie di rimanere, sceglie di continuare la sua carriera qui, sotto il vulcano. E fa la scelta giusta. Alla lunga, sarà il difensore più continuo dell’anno, e a dimostrarlo saranno le 35 presenze complessive, 5 in più di Sottil, 6 in più di Cesar. Altro che alti e bassi. Cesar: 8. Rimane a Catania dopo un finale di stagione ad alti livelli, consapevole che, nell’anno che verrà, gli spazi tra gli undici titolari potrebbero diminuire. Si distingue nella prima fase della stagione, in maniera più incisiva quando Marino sceglie di schierare la difesa con 4 uomini, mossa che semplifica il lavoro tattico del brasiliano. Poi, quando Sottil nella seconda parte di stagione ingrana la marcia, si ferma un attimino e si accomoda in panchina, senza alcun tipo di polemiche. Nella fase finale di stagione, un brutto infortunio lo mette ko e lo costringe a saltare appuntamenti importanti. Alla lunga, una pedina preziosissima per il Catania. Gritti: sv. Il giovane difensore nativo di Alzano Lombardo approda a Catania nel corso del mercato di riparazione di gennaio, non riuscendo suo malgrado ad esordire in serie cadetta con la maglia rossazzurra. Coming soon. Marchese: 7.5. Approda a Catania nel corso del mercato di riparazione di gennaio per colmare l’out sinistro di difesa, orfano della partenza di Zavagno. E nel corso delle settimane si comprende subito il motivo per cui il Chievo ha scelto di acquistarlo dal Treviso nella stagione precedente. A soli 21 anni gioca con personalità e coraggio, non disdegnando i cross dal fondo e cercando di partecipare attivamente alla costruzione del gioco. Sabato: 7+. Nella prima fase di stagione, il 3-4-3 disegnato dal tecnico Marino sembra penalizzarlo oltremodo: presidiare l’intera fascia sinistra è, per l’ex cagliaritano, un compito decisamente arduo. Il nuovo 4-3-3 del tecnico marsalese gli consente di ritagliarsi degli spazi, commettendo meno sbavature e facilitando le chiusure difensive. Si contende il ruolo da titolare prima con Zavagno, poi con Marchese; ma in entrambi i casi sceglie di non arrendersi e di complicare oltremodo le scelte di Marino. Silvestri: 8. Dove lo metti sta. L’ex leccese è il terzo giocatore rossazzurro più presente dopo Pantanelli e Spinesi, a pari merito con Baiocco e Mascara. A premiarlo è la sua duttilità, che gli consente di giocare stabilmente prima nel 3-4-3, poi nel 4-3-3, dove si ripropone nel ruolo di terzino destro che, già nel corso della scorsa stagione, aveva interpretato con buoni risultati. Sottil: 8,5. Pronti via, Sottil sembra destinato ad accomodarsi in panca, a vantaggio dei suoi compagni Bianco e Cesar. E, a primo impatto, tale scelta pare essenzialmente corretta: l’ex genoano sembra non dare le garanzie necessarie al tecnico Marino. Poi, le varie squalifiche gli concedono delle possibilità e, in quelle occasioni, Sottil strappa la maglia da titolare, fino a cucirsela sul petto. Da lì in poi, Sottil regala chiusure eccellenti e pochissimi spazi per alcuni dei migliori attaccanti della serie cadetta.
Anastasi: 8. Dopo le buone prestazioni dell’anno precedente, l’incontrista etneo sembra destinato alla panchina sin dalle prime battute. Maurizio aspetta… E spera. Il black out di Mantova e la nuova conseguente rivoluzione tattica gli offrono la possibilità di smentire il tecnico Marino, fino a divenire una pedina preziosissima nello scacchiere tattico rossazzurro. Generosissimo, come risaputo da tempo, non si fa disdegnare talvolta in fase di proposizione. Un brutto infortunio lo costringe a rinunciare al palpitante finale di campionato, che Maurizio continua a seguire accanto alla squadra. Un Gladiatore, in campo e fuori. Baiocco: 10. Vorremo riavere tra le mani chi, ad inizio stagione, contestava l’ex perugino ogni qualvolta commetteva l’errore di troppo. Baiocco, dal canto suo, non ha scelto la linea più semplice: silenzio con la stampa, fatti in campo. Ma che risultati, signori miei! Non esagereremo di certo affermando che le partite più importanti sono passate dai suoi piedi, dai suoi polmoni, dalla sua grinta. In ogni contrasto, in ogni azione il suo zampino è stato letale. L’avevamo già ammirato l’anno precedente qui al Massimino, quando indossava la casacca del Perugia, ed eravamo rimasti impressionati dalle sue qualità. Quest’anno, Baiocco ha avuto modo di confermarsi ogni domenica. E di regalare una promozione che lo ha visto tra gli assoluti protagonisti. Biso: 8,5. Biso e il Catania: due innamorati che il destino infame non ha voluto per lungo tempo unire. Sin dai tempi di Teramo, il nome dello scapigliato centrocampista è stato accostato alla casacca rossazzurra, descrivendo operazioni di mercato che poi nella sostanza non si sono concretizzate. Qualche anno dopo, Mattia lascia le Marche ed Ascoli Piceno ed approda sotto il Vulcano, lasciando la propria impronta sin dall’esordio in quel di Bergamo, bagnato con una rete preziosissima. In campo, Biso detta i tempi della squadra, mettendo ordine in un centrocampo privo, sino a quel momento, di un faro. Ed i risultati saranno ben visibili in ogni occasione, con la piena soddisfazione del tecnico Marino. Brevi: 7,5. Come Sottil, approda a Catania dopo una promozione con il Genoa sfumata soltanto nelle aule dei tribunali. Ezio vive il suo personalissimo duello a distanza con il fratello Oscar, in forza al Toro, terminato, come tutti sappiamo, vittoriosamente. Quando viene chiamato in causa, Brevi risponde con buoni risultati, fornendo delle buone prestazioni in campo sul piano atletico. Caserta: 9. Era arrivato a Catania ad inizio della scorsa stagione in punta di piedi, conscio di un passato nelle serie minori, tra le fila dell’Igea Virtus, che cercava conferme e miglioramenti. La sua consacrazione è cominciata di fatto in questa stagione, con la rivoluzione tattica di Marino all’indomani di Mantova. Trovato uno spiraglio nell’undici titolare, Caserta ha tenuto saldo, fino a conservare la propria maglia da titolare nel corso dell’intero torneo. Cecchino implacabile dalla media e lunga distanza, buona vena realizzativa (5 reti complessive), il centrocampista calabrese ha fatto tutto ciò che può essere chiesto ad un interprete del suo ruolo: contrasto, dribbling, fantasia, corsa, realizzazione. Insomma, un giocatore universale che difficilmente non avrà estimatori nell’estate che verrà. Lucenti: 7. Arriva a Catania nella scorsa estate, su espressa richiesta di Pasquale Marino. Dopo la prima fase del 3-4-3, Lucenti sembra destinato a non rientrare più nei piani tattici futuri, ma il tecnico rossazzurro lo rende un jolly preziosissimo: esterno destro di difesa, interno di centrocampo. Una stagione complessivamente buona per il centrocampista nativo di Ragusa che ha avuto anche il merito e la destrezza di realizzare un grandissimo gol contro il Piacenza, sua ex squadra: un meraviglioso esterno destro che ha trafitto l’estremo difensore biancorosso. Chapeau. Olive: sv. Il suo arrivo a Catania è preceduto dall’infortunio di Anastasi che, a detta dei medici, sarà indisponibile fino al termine della stagione. L’acquisto di Olive risponde alla logica ben precisa di rimpolpare la rosa nel settore del centrocampo. Un solo gettone per il centrocampista pugliese nel corso del torneo.
Dall’Acqua: sv. Le poche apparizioni (sei complessive, tutte a partita in corso) non ci consentono di fornire un quadro complessivo sul possente centravanti arrivato a Catania nel corso del mercato di riparazione. Come i suoi compagni, ha partecipato alla conquista di una promozione che certamente rimarrà scolpita nella sua mente. Del Core: 8. Fedele seguace di Marino, a Foggia e ad Arezzo, approda a Catania con la volontà di riscattarsi dalla deludente stagione in Toscana. L’inizio al bacio, gol della vittoria al Brescia all’esordio in campionato, lo eleva, da lì in poi, a vero e proprio portafortuna rossazzurro. 4 reti pesantissime per lo sgusciante attaccante pugliese: oltre a quella già citata contro le rondinelle, Del Core va a segno contro il Piacenza al Massimino, rete decisiva del 2 a 1 (3 a 1 il finale), ma soprattutto, è il giustiziere principale dell’Albinoleffe, che punisce all’andata ed al ritorno, realizzando le reti decisive del 2 a 2 e del 2 a 1. Una rete, quest’ultima, che lo consegnerà alla storia calcistica rossazzurra. De Zerbi: 8,5. Si presenta agli spettatori dell’Angelo Massimino con una rete da manuale del calcio: punizione mancina decentrata da 20 metri che lascia senza fiato l’estremo difensore del Brescia Agliardi. Come tradizione vuole, nella prima fase del torneo De Zerbi soffre della sindrome da numero 10: alterna straordinarie prestazioni a giornate grigie. Ma, superati alcuni problemi fisici che lo hanno fermato di frequente nei primi tempi, il fantasista bresciano presiederà poi con ottimi risultati la fascia destra, chiudendo la stagione con un buon bottino personale di 7 reti. Per gli avversari poco da fare: quando Robi gioca come sa, è meglio lasciar perdere. Mascara: 10. Tra Peppe e Catania il conto non era ancora chiuso. E lui, originario di questa magnifica terra, lo sapeva bene. Il ritorno in terra etnea era un rischio che valeva la pena correre, pur consapevole che, spesso, nel calcio, i cavalli di ritorno non raccolgono i risultati ottenuti un tempo addietro. Nulla di più vero, perché Mascara, quei risultati, li ha centuplicati. Perché Mascara si è dimostrato un cavallo di razza e in pochissimi qui a Catania ricorderanno giocatori migliori di Topolinik. Le 14 reti complessive sono solo parte dello strabiliante bottino tecnico-atletico del calatino che, nella prossima stagione, avrà finalmente modo di dimostrare all’Italia intera le sue qualità, calcando i terreni delle squadre più blasonate d’Italia. Con la maglia del Catania indosso. Russo: 8. La gioia di Orazio a fine partita, abbracciato in un orgasmo di gioia dal presidente, vale più di ogni altro commento. Orazio è il cuore pulsante della squadra, il capitano “morale” di un gruppo che ha portato in alto i colori rossazzurri e, non dimentichiamolo, il trascinatore nei momenti che hanno segnato fortemente la stagione: quella straordinaria rete, a tempo scaduto, contro il Vicenza, rimarrà per sempre negli occhi dei tifosi rossazzurri e sarà il segno tangibile di come il cuore e la grinta, uniti alla qualità tecnica, possono fare miracoli unici. Grazie Orazio. Spinesi: 9. 23 reti. Basterebbe fermarsi qui. Perché, sgombriamo il campo da eventuali dubbi, il compito di un centravanti è solo e unicamente quello di far gol. Non importa come, conta solo gonfiare la rete. E Spinesi l’ha fatto 23 volte, contro coloro che non capiscono una beneamata mazza di calcio e al primo errore hanno inveito pesantemente contro di lui. Segno che a volte, da curve e tribune, dovremmo mettere in moto il cervello e utilizzarlo in maniera più diligente. Qualcuno ricorda nella storia recente del Catania un giocatore più prolifico del bomber pisano? Marino: 10. Pasquale Marino, nato a Marsala il 13 luglio del 1962, è il vero artefice di questa straordinaria promozione. Un passato al Catania da calciatore, Marino sceglie di tornare all’ombra del vulcano nelle vesti di tecnico, un tecnico che fa dell’offensivismo e del 3-4-3 il suo credo calcistico. Ma, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il tecnico marsalese è lungi dall’essere ossessionato dalle sue idee. Dalla debacle di Mantova, attua una rivoluzione all’interno della squadra: addio al 3-4-3, spazio ad un 4-3-3 che ha in Caserta ed Anastasi, inizialmente poco visti dal tecnico, le sorprese più gradite. E il Catania, complice la sua umiltà, vola con un calcio piacevole, frizzante, basato su un arrembante possesso palla; un calcio che concilia alla perfezione il binomio spettacolo – risultato, spesso tradito da alcuni suoi maestri (vedi lo stesso Zeman). Come alcuni dei suoi giocatori, risponde alle critiche nel modo migliore: i risultati; quei risultati che fra tanti anni lo ricorderanno come il tecnico che ha regalato la serie A ai colori rossazzurri.
Il video del Grande Angelo Patane' in diretta dal MassiminoCATANIA S'E' DESTA,E' SERIE AAAAAAAAAA
5/30/2006 Video:I due indimenticabili gol contro l'AlbinoleffeCATANIA - ALBINOLEFFE 1-0 SPINESI 15'
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------ CATANIA - ALBINOLEFFE 2-1 DEL CORE 53'
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------ La Classifica della 42° GIORNATA
VERDETTI: ATALANTA E CATANIA PROMOSSE IN SERIE A TORINO,MANTOVA,MODENA E CESENA AI PLAY-OFF ALBINOLEFFE E AVELLINO AI PLAY-OUT TERNANA,CREMONESE E CATANZARO RETROCESSE IN SERIE C1 Serie B:I risultati dell'ultima di campionatoSERIE B---42° GIORNATA---
Atalanta - Modena 0-1 Il commento della garaLA VITTORIA DELL'ORGOGLIO
A. Solo questa lettera, la prima dell’alfabeto, ci ripaga di vent’anni di sofferenze, umiliazioni, battaglie, incavolature, pianti e pochi sorrisi. Ma adesso è soltanto il momento di gioire, di festeggiare, di metterci tutto alle spalle. Ce lo meritiamo. Ce lo meritiamo. Inutile parlare della partita; inutile parlare del ventitreesimo sigillo del Gabbiano, miglior cannoniere della storia del Catania; inutile parlare del pareggio di tal Nello Russo, panchinaro bergamasco che, per un momento, imitando con movenze feline il miglior Eto’o, ha gelato non solo lo stracolmo “Massimino” dei 24.000, ma anche tutta la Fratellanza Rossazzurra sparsa per il mondo; inutile parlare dell’uomo del destino, quell’Umberto Del Core che sembra avere un conto aperto contro l’Albinoleffe, quell’Umberto Del Core che, siglando una rete di rapina, ha regalato il Sogno a una città intera, inscrivendo a lettere dorate il proprio nome nella nostra Storia. Inutile. Solo la festa conta. Mentre scriviamo ancora per le strade, per le piazze, fra i cortili si "scatena l’inferno”, un inferno dolce, un inferno che trascolora subito nel più soave dei Giardini dell’Eden nei gesti, nelle urla, nella “santa follia” di un popolo che si riversa a fiumi per le vie esclusivamente per un unico Amore, il Catania. E così, ripercorriamo con la mente questi ultimi cinque anni; anni di sofferenze, sì, anni di Giulianova e di Benevento, di Battipagliese e di Castel di Sangro, anni di guerre sanguinose con il Palazzaccio, ma anche anni di gioie quali la promozione in serie B targata Riccardo Gaucci, un tifoso vero; anni, soprattutto rischiarati dall’avvento di un nuovo Presidentissimo, dopo il compianto Angelo Massimino. Nino Pulvirenti ha vinto la sua battaglia. Ripercorriamo questi benedetti anni e ripensiamo a come venivamo presi per pazzi da legare quando predicavamo (è il verbo più giusto da utilizzare) l’amore esclusivo per una sola squadra, il Catania, squadra che meritava molto più spazio di quanto avesse (pochissimo) sui mezzi di informazione, perché ciò che conta non è la categoria di appartenenza (la terza o la Champions League), ma l’importanza intrinseca della città e, appunto, dell’amore che i suoi figli le portano (o le dovrebbero portare). Adesso, in questo momento, la follia festaiola coinvolge chiunque ed è giusto così. È la festa di tutti. Siamo contentissimi che in tanti abbiano riscoperto il Liotru Rossazzurro, siamo contentissimi che adesso, a differenza di poco tempo fa, ci siano tremila trasmissioni dedicate alla nostra squadra: è un clamoroso successo per il nostro movimento, quello del “solocatania”, un evidente sintomo di crescita per il nostro territorio che si riappropria delle proprie radici. Siamo orgogliosissimi, però, di essere stati i primi, i primi predicatori nel deserto, i primi a comprendere. Questo momento lo attendevamo da troppo tempo ed è giusto che anche noi possiamo avere modo di mostrare orgogliosi i nostri galloni, noi che abbiamo sofferto, noi che ci siamo presi gli sberleffi dei “vincenti” in maglie a strisce di vario colore, concittadini che ci chiamavano “perdenti”, concittadini che ci apostrofavano con amenità tipo “a bellu Catania iai ...”. Oggi anche loro hanno avuto il loro momento di gloria, perché allo stadio sono venuti in massa. La speranza è che la “conversione” diventi duratura e passino dalla grande illusione di un calcio patinato e falso alla realtà di un giusto e sacrosanto trasporto verso un team pulito e, soprattutto, espressione della propria terra. Per questo dovremo ancora lottare, rimboccarci le maniche. Dopo cinque anni possiamo dire di essere solo agli inizi, ma la strada è segnata. I ragazzini che oggi hanno affollato Piazza Duomo, Piazza Europa e tutte le strade del centro storico di Catania sono gli stessi che fino a qualche giorno fa magari esultavano per Ibrahimovic o Shevchenko. Il futuro si preannuncia roseo, roseo come quello della società capitanata dal presidente Pulvirenti che ha anticipato di un anno l’approdo in serie A, ponendo le basi per un ciclo di successi duraturo. In serie A Catania c’è e ha tutte le carte in regola per rimanerci e per, finalmente, cominciare a costruire un palmares importante. Dopo la festa, ci sarà da lavorare duro perché il difficile giunge proprio ora, ma possiamo stare tranquilli che il Presidentissimo, come ha già dichiarato, vuole andare oltre, creando, oltre a una struttura tecnica di prim’ordine, anche le strutture materiali necessarie a fare grande il calcio a Catania. Ci riferiamo al Centro Sportivo e al nuovo stadio, pensando comunque nell’immediato a come migliorare il “Massimino” giacché dovremo presentarci in un grande palcoscenico con il trucco rifatto. È importantissimo. Nelle ore susseguenti alla gara, in piena orgia, in piena ubriacatura, quando è scontato che si salga sul carro giusto, promesse importanti sono state proposte dall’Amministrazione, sindaco in testa, in trasmissioni televisive varie. Che si mantengano. Perché vigileremo, giorno dopo giorno. Saremo delle “zecche” ... In un momento come questo (fra poco scenderemo in piazza anche noi ..., in piena notte!), non sarebbe giusto fare pagelle, classifiche di rendimento o affini. Meritano tutti 10 i nostri eroi, 10 per la stagione condotta quasi sempre in testa. Vorremmo, tuttavia, menzionarne sei per motivi particolari: -Andrea Sottil, difensore arcigno, alla sua seconda promozione consecutiva dopo un’onorata carriera da massima serie; il centrale piemontese è entrato in campo di prepotenza, aggiungendo potenza, anticipo e grinta alla difesa etnea. Da quel momento non ce n’è stato più per nessuno ... -Davide Baiocco, la “streghetta”, il nostro “Petrus”, mediano “a tamburo battente”, anima della squadra, grinta a tempesta, esperienza da vendere. La sua corsa ha caratterizzato l’intera stagione rossazzurra. -Fabio Caserta, la nostra autentica Reggia, gioiellino della squadra, quantità e qualità, giudicato fra i migliori centrocampisti della categoria. Rivelazione solo per chi non lo conosceva. -Peppe Mascara, caltagironese d.o.c., Topolinik forever, il vero fuoriclasse della squadra. Reti (14, record personale), assist, rientri in difesa, classe purissima. Fuori concorso per la categoria. -Gionatha Spinesi, il Gabbiano, miglior cannoniere della storia etnea (23 segnature, record personale anche per lui). Un attaccante come la Torre di Pisa la nostra squadra non l’aveva mai avuto. Ragazzo serio, gran lavoratore, uomo di gruppo. Un valore aggiunto. -Pasquale Marino, l’Elefante. Il miglior allenatore degli ultimi 30 anni a Catania. Meticoloso fino al parossismo, lavoratore instancabile, profeta del calcio arioso, offensivo, vero erede di Zeman. Quella rossazzurra, a detta di tutti gli addetti ai lavori, ha mostrato il più bel gioco della categoria. Merito suo, dei suoi schemi, della sua mentalità. È uno dei tecnici emergenti del calcio italiano. Merita la serie A. Merita la già sopravvenuta riconferma. Le splendide coreografie delle curve (eccezionale quella della Nord), il calore dei tifosi allo stadio e dei milioni di fratelli rossazzurri sparsi per il mondo costituiscono il regalo più bello per questi splendidi ragazzi che ci hanno regalato il Sogno, ma, non dimentichiamolo, sono interamente dedicate alla maglia, ai colori, perché questi sono la cosa più importante per i tifosi, ciò che non cambia mai. E sono dedicate anche a chi no c’è più, ai nostri fratelli di sangue Carmelo e Fabio, all’indimenticato Fabrizio, a tutti gli altri fratelli scomparsi durante la gloriosa storia della nostra casacca. Da lassù loro ci hanno guardato e hanno gioito con noi. Perché loro amavano una sola squadra. Come noi. La festa scorra potente anche per loro. Let’s go, Liotru, let’s go!!! © Copyright 2004 by CalcioCatania.com 5/29/2006 Il Tabellino della gara
CATANIA-ALBINOLEFFE 2-1 ALBINOLEFFE (5-3-2): Ginestra; Colombo (18' st Testini), Minelli, Sonzogni, Garlini, Regonesi; Iacopino, Belinghieri (25' st Previtali), Poloni; Russo, Bonazzi (11' st Salgado). A disp.: 99 Coser, 33 Belotti, 16 Madonna, 9 Joelson. All. Emiliano Mondonico. ANGOLI: 6-1 per il Catania.
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